MORTE EL HADJI: IL GIP CESARE BONAMARTINI ARCHIVIA L’INCHIESTA, MA NOI SAPPIAMO CHI E’ “STATO”!!!

(da radiondadurto.org): Il decesso di Saidou Gadiaga, detto El Hadji, il 37enne senegalese morto nella caserma dei carabinieri di Piazza Tebaldo Brusato a Brescia il 12 dicembre 2010 a causa di un attacco d’asma non soccorso in tempo, non ha colpevoli. Questa almeno la decisione del giudice per le indagini preliminari Cesare Bonamartini, che oggi ha disposto l’archiviazione del caso. Più volte da queste frequenze abbiamo rilanciato la denuncia dell’Associazione dei senegalesi di Brescia e provincia e dell’Associazione Diritti per Tutti rispetto alle mistificazioni delle autorità e ai punti oscuri della vicenda. Saidou era stato trattenuto perchè non in regola con il permesso di soggiorno. Un falso reato, smontato poco dopo dalla Corte di Giustizia europea.

Ascolta qui gli interventi di Kamara, responsabile comunicazione dell’Associazione dei senegalesi di Brescia e provincia; il legale dell’associazione Diritti per Tutti, Manlio Vicini; Abdou, presidente dell’associazione senegalesi Brescia e provincia e il suo appello in lingua madre; Umberto, dell’associazione Diritti per Tutti

COMUNICATO DELL’ASSOCIAZIONE DIRITTI PER TUTTI

Nessuna norma è stata violata. Così ha deciso il Gip di Brescia Cesare Buonamartini archiviando il caso di Elhadji. E’ dunque normale che una persona arrestata pur senza aver commesso reati e reclusa in una cella dei carabinieri, ne esca morta dopo due giorni a causa di un malore che soltanto la mancanza, o un’omissione, di soccorso poteva rendere mortale.

Saydou Gadiaga, trentasettenne senegalese conosciuto dagli amici come Elhadji, viveva a Brescia da molti anni. Ma da tempo era stato privato del permesso di soggiorno in base alla legge Bossi-Fini, in quanto rimasto senza lavoro.

Dal pomeriggio del 10 dicembre 2010 Elhadji viene recluso in una fredda cella di sicurezza della caserma dei Carabinieri di piazza Tebaldo Brusato, proprio perché senza più permesso di soggiorno era diventato “clandestino”, cioè era entrato in una condizione che la legge italiana considerava reato. Un reato che per altro l’Unione Europea, con una Direttiva vincolante anche per l’Italia, già nel 2008 aveva dichiarato illegittimo, imponendo all’Italia il 24 dicembre 2010 come ultima scadenza entro la quale adeguare la propria legge.

La mattina del 12 dicembre 2010 Elhadji muore solo come un cane davanti alla sua cella nella caserma Masotti di piazza Tebaldo Brusato. Si era sentito male a causa di una crisi respiratoria provocata dall’asma cronica conclamata della quale soffriva da tempo e della quale erano a conoscenza anche i carabinieri responsabili della sua custodia e della sua incolumità. Ma dopo aver chiesto aiuto ripetutamente – come mostra un drammatico video reso pubblico anche da quotidiani nazionali – Elhadji viene lasciato senza alcuna assistenza, per un arco di tempo lungo molti, troppi minuti, come testimoniato dal detenuto della cella accanto alla sua, le cui parole, disinteressate, non sono state prese in considerazione. All’arrivo dell’ambulanza in ospedale Elhadji è già morto.

Per l’archiviazione del caso si era già espresso a suo tempo il PM Francesco Piantoni, al quale erano state affidate, in modo inopportuno, le indagini sulla morte di Elhadji benché il 10 dicembre 2010 fosse stato proprio lui, il PM Piantoni, a decidere il non trasferimento di Elhadji in carcere, dove l’assistenza sanitaria per una persona che già era conosciuta dai suoi custodi come asmatica avrebbe potuto essere senz’altro più adeguata che non in una caserma.

Ora anche il Gip Buonamartini conferma che questa terribile vicenda rientra nella norma.

Noi non ne siamo affatto rassicurati. Al contrario, non potremmo avere conferma più chiara della necessità di essere sempre più vigili, attivi, solidali contro gli abusi di potere compiuti dai tutori dell’ordine, soprattutto a danno di chi la legge espone ad una condizione di pesantissima vulnerabilità, come i migranti.

L’azione legale, la controinformazione e le manifestazioni messe in campo dalle realtà antirazziste, dai senegalesi e dalle altre comunità di immigrati hanno comunque ottenuto importanti risultati è stato rotto il silenzio che i carabinieri volevano subito far calare sulla morte di Elhadji; sono state evidenziate le contraddizioni della loro ricostruzione falsata degli avvenimenti (il luogo della morte, gli orari, “l’umana vicinanza e l’assistenza” che avevano sostenuto di avere garantito a Gadiaga agonizzante… ) ed è stato consentito a tutta la popolazione di sapere come è stato trattato questo migrante e perchè è morto, di asma, nel 2010 nella città di Brescia.

Giustizia per El Hadji: il Gip si riserva la decisione sull’inchiesta. No all’archiviazione!!!

Il Gip Bonamartini del tribunale di Brescia si è riservato la decisione in merito alla richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Elhadji Gadiaga formulata dal pm Piantoni. Nell’udienza di questa mattina l’avvocato della famiglia e dell’Associazione Diritti per tutti, avv Manlio Vicini, ha richiesto che venga istruito un pubblico processo per accertare le responsabilità dei carabinieri che a causa di una condotta omissiva hanno provocato la morte del senegalese nella cella di sicurezza della caserma di Piazza Tebaldo Brusato per un attacco di asma.  L’avv Vicini ha ricordato come le dichiarazioni dei carabinieri di turno la mattina della morte di Elhadji  si siano rivelate false e contraddittorie ed ha sottolineato l’importanza della testimonianza del vicino di cella di Gadiaga: in modo totalmente disinteressato un giovane detenuto bielorusso ha infatti affermato di aver sentito Elhadji chiamare aiuto e battere le mani sulla porta della cella per 15-20 minuti; un tempo che dimostra come non ci sia stato un tempestivo intervento dei carabinieri e che purtroppo  si è rivelato fatale. All’ esterno del tribunale questa mattina si è svolto un presidio con circa un centinaio di partecipanti, attivisti italiani delle realtà antirazziste, studenti del Collettivo, migranti senegalesi e del presidio della gru,  per chiedere verità e giustizia per El Hadji e gridare ad alta voce: no all’archiviazione

Sentiamo l’avvocato Manlio Vicini, legale della famiglia di El-Hadji e dell’associazione “Diritti per tutti”.

16 gennaio 2012: ore 11, presidio fuori dal Tribunale di Brescia. Giustizia e verità per El Hadji. No all’archiviazione!!!

dal sito dell’associazione “Diritti per Tutti”:

Il prossimo 16 gennaio il GIP (giudice per le indagini preliminari) deciderà se archiviare l’inchiesta sulla morte di Saidou Gadiaga, detto Elhadji, come richiesto dal PM. NOI VOGLIAMO VERITA’ E GIUSTIZIA E CI OPPONIAMO ALL’ ARCHIVIAZIONE. Vogliamo che siano individuate le responsabilità di chi ha lasciato morire soffocato il nostro fratello senegalese in una fredda cella del comando provinciale dei carabinieri di Brescia per un attacco d’asma. Non permettiamo che la morte di Elhadji venga considerata come un inutile fascicolo da seppellire in un armadio. LUNEDI 16 GENNAIO 2012 PRESIDIO DALLE ORE 11 davanti al Palagiustizia di via Lattanzio Gambara a Brescia, dove si svolgerà l’udienza alle ore 12,30.  L’iniziativa è organizzata dall’Associazione senegalesi di Brescia e provincia, dall’Associazione Diritti per tutti e dal Presidio della gru. Sono invitati a partecipare tutti coloro che vogliono difendere le libertà, i diritti, la dignità e la vita delle persone dalla violenza delle istituzioni e dagli abusi di potere.

12 DICEMBRE 2011 – 12 DICEMBRE 2012: ORE 18, CONFERENZA STAMPA A UN ANNO DALLA MORTE DI EL HADJI.

+++ Ascolta la conferenza stampa cliccando qui+++

CONFERENZA STAMPA Lunedì 12 dicembre, alle ore 18.00, davanti alla caserma dei carabinieri “Masotti”, in piazza Tebaldo Brusato ad un anno esatto dalla morte di Saidou Gadiaga, El Hadji, l’uomo nato in Senegal e morto in una caserma esattamente un anno fa.
Era stato rinchiuso perché non aveva il permesso di soggiorno.

Vogliamo verità e giustizia per ElHadji

Contro l’archiviazione del procedimento sulla sua morte.

Per far si che la lotta contro la sanatoria truffa porti all’ottenimento dei permessi di soggiorno!!!

[da bresciatoday.it]: il corteo del 12 novembre a Brescia, “Siamo tutti antirazzisti! Siamo tutti sulla gru!”

Dal sito internet bresciatoday.it una cronaca del corteo del 12 novembre a Brescia:

Dalla Loggia alla stazione, manifestazione dei migranti per diritti e giustizia

BresciaToday » Cronaca
«Siamo tutti antirazzisti! Siamo tutti sulla gru!»
La grande risposta di Brescia alla manifestazione organizzata per ricordare Elhadj e per chiedere diritti e giustizia. Il lungo corteo, 2.000 partecipanti, parte dalla Loggia e arriva fino in stazione: “Restiamo umani e restiamo uniti”
di Alessandro Gatta – Giovanni Pizzocolo 13/11/2011

Il grande cuore della Brescia che pulsa, della Brescia che vive, lungo le vie che vanno da Piazza della Loggia e si snodano poi lungo San Faustino e Via Elia Capriolo, Via Nicolò Tartaglia e Via Fratelli Ugoni, passando per la stazione prima del lento ritorno da dove la manifestazione era cominciata. Difficile quantificare le persone che hanno preso parte al corteo di ieri pomeriggio, per chiedere verità e giustizia per il giovane Saidou Gadiaga meglio noto come Elhadji, per dire basta al razzismo di Stato e al razzismo istituzionale, per ricordare a tutti che gli immigrati sono persone, e come tali vanno trattate.

“Oggi siamo in piazza per ricordare un nostro fratello morto solamente perché non aveva un pezzo di carta – fanno sapere dalla punta del corteo – Oggi siamo in piazza per protestare contro una legge di stampo schiavista come la Bossi-Fini. Invitiamo tutti i fratelli a venire in corteo con noi, dobbiamo essere uniti contro la casta dei privilegiati, contro i banchieri e contro i veri responsabili della crisi”. Tanti ragazzi, tanti immigrati, le associazioni e il Magazzino 47.

“C’è stata una grandissima partecipazione proprio perché i migranti sono stufi di essere trattati come bestie – ci racconta Alice del Presidio Sopra e Sotto la Gru – Gente che vuole lottare per i propri diritti e che dopo tutto quello che ha dato si sente truffata da questo Paese. Una lotta che dura un anno, e se la massima visibilità si è avuta con l’occupazione della gru non dobbiamo dimenticare i presidi, i volantinaggi, i momenti informativi e le tante iniziative. Per gridare tutti insieme ‘Non siamo più invisibili!’”.

Sul palco mobile delle prime file anche i ragazzi che sono rimasti ben 17 giorni sulla gru, in attesa della risoluzione della sanatoria truffa del 2009: “Basta razzismo, siamo tutti uguali. La morte di Elhadji è stata una morte ingiusta, questo lo hanno visto tutti. Ma noi viviamo qui, il nostro futuro è qui, e chiediamo giustizia, verità e diritti. Da Piazza Rovetta al sagrato del Duomo la nostra lotta continuerà, abbiamo dimostrato di potercela fare. Restiamo umani e restiamo uniti!”.

Si leggono e si sentono tanti slogan, un po’ di musica e tante bandiere, canti e applausi. I migranti indignati, e per la nostra indifferenza, per l’indifferenza delle istituzioni, per l’indifferenza di quelli che preferiscono voltare la testa. In piazza per il futuro e per il passato, perché il caso di Saidou Gadiaga non venga archiviato. Siamo tutti antirazzisti, siamo tutti sulla gru.

E ce lo ricorda anche Umberto Gobbi dell’Associazione Diritti per Tutti durante il suo ultimo intervento, quando a Brescia c’è già buio: “Tutti uniti per combattere la crisi, tutti uniti per combattere la dittatura della finanza”. Ovviamente non finisce qui, e tra un mese esatto una nuova manifestazione.

 

‘Verità e giustizia per El Hadji’: tremila persone a Brescia. Guarda i video.

Alcuni video della partecipata, rumorosa e determinata manifestazione di sabato 12 novembre a Brescia: tremila persone in strada per chiedere verità e giustizia per El Hadji, dire no al razzismo istituzionale e chiedere diritti per tutti e tutte.

Già fissato un nuovo appuntamento: il prossimo 12 dicembre, primo anniversario della morte, sotto la caserma Masotti di piazza Tebaldo Brusato di Brescia, dove El Hadji è stato lasciato morire da solo. No all’archiviazione!

Clicca qui per vedere il video del corteo di Ctv – telestreet di movimento di Brescia

Clicca qui per vedere il video di bresciatoday.it, portale informativo di Brescia

Clicca qui per vedere il video di Teletutto – televisione locale di Brescia

Clicca qui per vedere il telegiornale lombardo di Rai Tre con il servizio sul corteo

Verità e giustizia per El Hadji: sabato 12 novembre corteo a Brescia. Appuntamento ore 15 in piazza Loggia.

CORTEO SABATO 12 NOVEMBRE - Sabato 12 novembre 2011 manifestazione in piazza Loggia a Brescia, con concentramento alle ore 15: fra i temi della mobilitazione, oltre ai temi che da un anno mobilitazione la città, sopra e sotto la gru di San Faustino (per i permessi di soggiorno e contro il razzismo istituzionale) c’è anche la richiesta, forte e perentoria, di verità e giustizia per Saidou Gadiaga, per tutti El Hadji.

Clicca qui per leggere il volantino d’indizione del corteo, contro il razzismo istituzionale e per i permessi di soggiorno per tutti e tutte: a un anno dalla gru occupata a Brescia, la lotta continua!

[Da L'Unità]: Luigi Manconi su “El Hadji, un viaggio al termine dell’Italia”.

Dal quotidiano L’Unità, in edicola oggi (ieri sul web), l’articolo di Luigi Manconi di “A buon diritto” su El Hadji:

Una cella di sicurezza, un video, l’immagine dell’agonia di un uomo: intorno a questi tre elementi si può ricostruire quella che, in un telefilm di Fox Crime, verrebbe definita la scena del delitto. In questo caso non sappiamo se di delitto si possa parlare, ma sappiamo che Saidou Gadiaga, senegalese trentasettenne, è l’ennesima vittima della giustizia italiana e, in particolare, delle sue leggi xenofobe. E uno dei tantissimi “morti di carcere”. E, dunque, quella cella di sicurezza, quel video e quelle immagini ci danno l’opportunità di riflettere su molte questioni, a partire da quella più evidente dello stato in cui vengono custodite le persone sottoposte a fermo o ad arresto, nelle caserme o all’interno delle carceri.
Gadiaga viene fermato il 10 dicembre 2010, perché sprovvisto di permesso di soggiorno valido e già raggiunto da un provvedimento di espulsione, al quale non aveva ottemperato. Da qui, tre considerazioni.

1) Innanzitutto c’è da dire che il fermo per l’identificazione si è protratto oltre le 24 ore previste (cosa che avviene con una certa frequenza) nonostante Gadiaga avesse con sé i certificati medici del suo ricovero, da cui risultava chiaramente l’identità. Questa circostanza, appunto perché frequente, suscita preoccupazione in quanto segnala una completa sottovalutazione del valore che deve essere attribuito, per legge, alla libertà personale.

2) In una relazione di servizio dei carabinieri troviamo che il maresciallo contattò il pubblico ministero di turno per chiedere che Gadiaga, affetto da asma, venisse trasferito in carcere, dove c’è un presidio medico permanente. Il Pm non lo ritenne necessario, rispondendo che, all’occorrenza, si sarebbe potuto richiedere l’intervento del 118. Quello stesso Pm si è visto affidare le indagini per la morte dell’uomo, così come i carabinieri hanno avuto il compito di interrogare i soggetti coinvolti (compresi gli stessi carabinieri presenti quella mattina). Non sarebbe stato forse opportuno affidare tali compiti a qualcun altro?

3) Altro fatto importante è la presenza di quel video. La richiesta di archiviazione è arrivata nonostante l’esistenza di quelle immagini. E tuttavia, grazie a Radio Onda d’Urto di Brescia, che le ha fatte conoscere e che intorno a esse sta sviluppando una intelligente campagna di informazione, l’opinione pubblica è ora in grado di formulare un proprio giudizio. L’opposizione alla richiesta di archiviazione, comunque, si basa anche su altri elementi. Le dichiarazioni dei carabinieri, soprattutto per quanto riguarda la cronologia degli eventi, sono in contraddizione. L’avvocato che con grande professionalità si sta occupando del caso, Manlio Vicini, ipotizza che le incongruenze di orario siano dovute alla volontà di accorciare il più possibile i tempi di progressione della crisi respiratoria di Gadiaga, al fine di escludere l’ipotesi di un ritardo nei soccorsi. Stessa spiegazione può essere data alla dichiarazione dei carabinieri che la morte sarebbe avvenuta in ospedale. Circostanza incontrovertibilmente smentita dagli operatori del 118, i quali affermano che, al loro arrivo in caserma, Gadiaga era già deceduto. In ultimo, c’è la testimonianza del vicino di cella, che dichiara di essersi svegliato a seguito delle richieste di aiuto di Gadiaga, richieste rimaste inascoltate per «15/20 minuti». Il testimone non è stato ritenuto attendibile nella sua ricostruzione perché in stato di dormiveglia, ma il buon senso dice che lo stato di dormiveglia avrebbe dovuto, eventualmente, accorciare i tempi percepiti dal testimone, non allungarli. In ogni caso, sollecitato sul punto, il testimone ha negato che potesse trattarsi di quei soli «tre minuti» indicati dai carabinieri. In buona sostanza la tesi portante della richiesta di opposizione all’archiviazione si basa sull’eventualità che, se Gadiaga fosse stato soccorso anche solo cinque minuti prima, la sua morte si sarebbe potuta evitare.

Per finire, poi, c’è un ulteriore elemento che dovrebbe far riflettere. Perché quell’uomo si trovava in una caserma dei carabinieri? Come abbiamo detto prima, il motivo era la sua condizione soggettiva, il suo stato di “clandestino”. Non aveva commesso alcun reato efferato, nemmeno un furtarello o lo spaccio di qualche grammo di hashish. Gadiaga, residente in Italia da vent’anni, aveva semplicemente perso il lavoro. Si è trovato così, con un permesso di soggiorno scaduto, come altri 684.413 stranieri nel corso del 2010. E ciò grazie a una legge persino più ottusa che iniqua. Il che dimostra come la “scena del delitto” prima descritta riveli, forse, le impronte digitali e l’identikit di molti possibili colpevoli.